
Bla bla bla bla bla bla, bla bla. Bla bla bla, bla bla bla bla bla bla. Bla: bla bla bla! Bla, bla bla bla bla, bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla. "Bla bla", bla bla bla.
Oggi ho finito le parole.
Si giocava a pallone nel parchetto davanti casa. Ci si faceva pure la finta telecronaca affibbiandoci i nomi dei grandi calciatori: e così c'erano maradona, platini, rumenigge, altobelli. Tutti davanti a casa mia. Si giocava fino a sera quando si tornava a casa sudati e sporchi. Una di quelle sera al telegiornale hanno detto che stava arrivando una nuvola radioattiva. Intanto Galli in Messico pigliava il gol più stupido del mondo da Maradona. E che avrebbe fatto male alle persone. La nuvola, non Maradona. Una nuvola cha fa male alle persone?! Difficile da capire per un bambino come me. Dicevano di stare in casa, perché c'era pericolo di contaminazione. Dicevano che c'era stato un problema ad una centrale nucleare in una città russa che oggi non c'è più. Per fortuna oggi le cose sono cambiate. Tutto il male fatto da quella nuvola ci è servito da lezione.
Due parole sulla trama: un uomo dopo un ictus rimane completamente paralizzato, rimanendo vittima della locked-in syndrome. L'unica cosa che riesce a muovere è l'occhio sinistro. Grazie ad un sistema di intepretazione del battito della sua palpebra, Jean Dominique Bauby scrive un libro nel quale racconta la sua condizione. Muore due giorni dopo la pubblicazione del libro. Fine. Titoli di coda. Lasciamo stare la storia: drammaticamente vera, noiosamente triste. La cosa che mi ha realmente impressionato de Lo Scafandro e la Farfalla è stata la regia di Julian Schnabel. Per tutto il film lo spettatore è locked-in con Jean Dominque. I primi venti minuti sono assolutamente claustrofobici: ti vien voglia alzarti in piedi di scatto, urlare e ballare come un tarantolato per dimostrare a te stesso che cazzo posso ancora muovermi! Inquadrature, fuoco, colori, movimenti di camera: tutto perfetto per ricreare la sensazione di essere distesi in un letto e poter muovere solo l'occhio sinistro. Ma a Schnabel non basta: vuole chiudere lo spettatore nella mente di Bauby. E lo fa raccontandone visioni e ricordi. Spargendo qua e là, con scientifica casualità, particolari che per qualche secondo ti mandano in tilt: come quando Jean Dominique ricorda di quando ha fatto la barba a suo padre. Il filo temporale della conversazione non va di pari passo con la schiuma sul volto dell'anziano Max von Sydow: immagini e parole non collimano, generando un errore che resta lì piantato in mezzo al cervello. Oppure il ricordo dell'assurdo viaggio fatto a Lourdes in compagnia dell'amante: immagini, luoghi, colori, luci. Persone che non potevano essere lì: il ricordo del passato si mischia con la sua condizione presente. E chi guarda sprofonda. Come quei pezzi di ghiaccio che durante il film si sciolgono e cadono in un'onirico mare rosso.






La Casa dei 1000 Corpi mi ha entusiasmato, La Casa del Diavolo mi ha confermato che Zombie ci sa fare. Rob Zombie, il cantante degli White Zombies, è da qualche anno impegnato nell'industria cinematografica. Ed uno che si chiama così che genere di film poteva fare?! Ecco, appunto. Solo che il ragazzo si è un po' montato la testa. Rob è bravo, ha fatto una paio di centri, ma questo non penso gli possa dare l'autorità di sfidare uno dei maestri. Rob invece ha creduto di sì, è andato da John Carpenter e gli ha detto "Ehi John, se non ti spiace ti rifaccio Halloween, ok?!". Poi è tornato a casa dalla moglie Sheri Moon Zombie (sempre presente nei suoi film), si è seduto sul tavolo in cucina e ha cominciato a riscrivere la sceneggiatura di Halloween. Io ho una teoria: che una volta finito di scrivere e lasciato il copione sul tavolo in cucina, Sheri Moon c'ha sbadatamente rovesciato sopra una pentola di spaghetti with meatballs. Il disastro domestico ha così irrimediabilmente rovinato metà del copione: dalla pagina in cui si iniziano a raccontare le vicende del Michael Myers adulto. Presa dal panico per aver rovinato mesi di lavoro del marito ed essendo alle porte ormai il giorno di inizio riprese, Sheri Moon ha passato una notte intera a riscrivere la seconda parte del film. Rimettendo poi il copione lì dove Rob l'aveva lasciato. Ecco. Io credo sia andata così. Perchè Halloween è un film spaccato a metà: una prima parte ottima (il prequel della storia originale), in cui gli attori (su tutti il piccolo Daeg Faerch) sono magistralmente diretti da un Rob Zombie che riesce ad accompagnare lo spettatore in un atmosfera disturbante e malata, raccontando con orrorifica freddezza il percorso che porta un bambino a sterminare la propria famiglia la notte di Halloween. Il film scritto da Rob arriva fino a quando il piccolo Michael, rinchiuso in un'ospedale psichiatrico, scatena la sua follia contro un'infermiera, in una scena girata in maniera perfetta (uè! stiam parlando di film horror). Da questo punto inizia il film che ha scritto Sheri Moon: un'insieme di banalità e di cliché da teen-horror che annoiano e a tratti fanno perfino sorridere (no Rob! Non si può sorridere con Halloween!). Quindi il mio consiglio è: prendete Halloween The Beginning di Rob Zombie, guardate la prima parte (fino alla scena sopra descritta), poi togliete il dvd dal lettore ed inserite Halloween di Carpenter. Ecco, così dovrebbe funzionare.





In questi giorni ho fatto poco per pagare l'affitto. Nel senso che rientro oggi dopo una decina di giorni di vacanza, lontano dai computer. Oggi si ritorna al lavoro.